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Perchè Donare: Mecenatismo Diffuso
quinta parte
Una diversa modalità di erogazione delle donazioni potrebbe avere anche un grande impatto comunicativo e parzialmente risolvere un’altra criticità della situazione attuale: la scarsa conoscenza della norma e dei benefici connessi. Da una recente indagine diretta sulle erogazioni liberali a favore della cultura (cfr. Associazione Civita, DONARE SI PUÒ? Gli Italiani e il mecenatismo culturale diffuso, Associazione Civita 2009) risulta che solo il 32,4% del campione degli intervistati conosce l’esistenza di agevolazioni fiscali a favore delle erogazioni liberali.
L’esistenza in un museo di una postazione ad hoc per la raccolta delle erogazioni liberali, e ben visibile ai visitatori, avrebbe un impatto comunicativo non indifferente soprattutto per incrementare il mecenatismo individuale. Secondo l’ultima indagine multiscopo dell’Istat il 21,6% degli italiani ha visitato, nel 2007, almeno un museo o un parco archeologico. La presenza di una postazione per la raccolta delle erogazioni liberali avrebbe, cioè, un pubblico di riferimento di circa 12 milioni di potenziali donatori.
Dall’indagine DONARE SI PUÒ? risulta anche che il 75% degli italiani di età superiore ai 25 anni dichiara di aver effettuato almeno una donazione nel corso degli anni 2006-2009 e il 5,6% a favore delle attività del settore culturale. Per quanto riguarda la “propensione a donare”, il 32,7% degli intervistati si dichiara disposto a donare, a un museo italiano o ad un sito culturale situato nella propria regione di residenza, una somma mediamente pari a 70,81 euro. Questa media deriva dalla presenza di due classi di donatori: una disposta a donare una somma compresa tra i 10 e i 20 euro e l’altra, più vicina alla figura del mecenate, disposta a donare una somma compresa tra i 50 e i 100 euro. Applicando queste percentuali al pubblico di riferimento dei musei si avrebbe che l’ammontare di potenziali donazioni che le postazioni museali potrebbero intercettare sarebbe pari a 279 milioni di euro; nel 2009, le donazioni individuali che hanno fruito delle agevolazioni fiscali non hanno superato i 190 mila euro.
Si è già scritto che la fiscalità a sostegno delle erogazioni liberali favorisce le società ma queste, potendo utilizzare anche un altro strumento premiale, i contratti di sponsorizzazione, fanno maggior ricorso a quest’ultimo. Il contratto di sponsorizzazione è così usale per le imprese che, quando qualche anno l’Associazione Civita chiese ai suoi soci quale cambiamento avrebbero apportato alla legislazione fiscale per aumentare la loro “disponibilità a donare”, la stragrande maggioranza rispose: abolire l’IVA dalle sponsorizzazioni. Con l’abolizione dell’imposta sul valore aggiunto scomparirebbero le differenze tra sponsorizzazioni ed erogazioni liberali.
Lo scarso utilizzo da parte delle imprese delle agevolazioni previste per le erogazioni liberali, l’ammontare delle somme a deduzione presentate nel 2009 rappresenta solo il 21,1% del massimale previsto dall’Erario, dipende in gran parte, perciò, dall’uso diffuso del contratto di sponsorizzazione. Per misurare l’effettiva “disponibilità a donare” delle imprese bisognerebbe sommare le richieste di agevolazioni presentate a valere sull’art. 100, comma 2, lett. m e sull’art. 108, comma 2 del TUIR, ma non credo che l’Agenzia delle Entrate sia in grado di fornire questa informazione.
Per promuovere i contributi delle imprese alla cultura potrebbe essere più conveniente semplificare le procedure, ma soprattutto unificare le due agevolazioni.
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